Sui colpi critici
Parliamo di un aspetto dapprincipio poco visibile del combattimento, che però introduce una prima significativa differenziazione tra gli stili: i colpi critici.
La ratio
Su Onyrea, un critico non sostituisce il tiro per colpire né rende in alcun modo più facile andare a segno. I critici amplificano semplicemente il danno.
Tale scelta differisce quindi da sistemi misti in cui il critico è parte integrante del tiro per colpire, oltre che determinante del danno: pensiamo ad esempio a come un 20 naturale garantisca il colpo, ignorando la difesa e conferendo un bonus al danno.
Qui si è scelto diversamente: i critici non sono particolarmente frequenti o straordinari di per sé, ma la loro esistenza apre la possibilità, a coloro che decidano di specializzarvisi, di trarne determinati vantaggi. Tali vantaggi sono sia meccanici che ruolistici, con l’evidente finalità di favorire una maggiore varietà di gioco anche fra i ruoli picchia-picchia.
Cosa succede sotto la prosa
La probabilità che si manifesti un danno critico dipende da due variabili familiari: la destrezza dell’attaccante e il peso dell’arma impugnata.
Più si è agili, maggiore è la probabilità che il colpo si trasformi in un affondo letale. Più l’arma è leggera e maneggevole, più questa probabilità sale: una lama corta premia una mano particolarmente lesta, mentre un’alabarda non si presta a finezze del genere e tende a fare male in modo più prevedibile.
C’è inoltre un tetto invalicabile: nemmeno lo schermitore più destro, impugnando un’arma sopraffina, potrà sperare in un critico a ogni fendente.
Non tutte le armi danno critici uguali
L’entità del moltiplicatore dipende dalla categoria dell’arma:
- Armi di precisione (lame corte, archi, balestre) producono i critici più devastanti, sfruttando traiettorie pulite e punti vulnerabili.
- Armi da taglio e inastate (lame lunghe, lance, alabarde) producono critici sostanziosi, di entità intermedia.
- Armi contundenti (mazze e bastoni) producono critici meno spettacolari (ci saranno altre ragioni per preferirle…).
Naturalmente, lo scopo non è ordinare le armi in “migliori” e “peggiori”, quanto piuttosto caratterizzarle. Un barbaro armato di clava non critta come un arciere, ed è giusto che sia così. L’armatura, in ogni caso, continua a contare: un colpo critico ben piazzato su un difensore corazzato non equivale a un colpo critico inflitto a chi è vestito di solo tessuto.
Cosa vede il giocatore
Nessun messaggio speciale, nessuna colorazione aggiuntiva. I descrittori di danno mostrati nel post precedente sono calibrati su una scala continua di intensità: un critico fa semplicemente virare il messaggio verso danni più ingenti.
Com’è possibile vedere, un’arma poco incline ai critici tende a restituire danni regolari e prevedibili. A parità di skill arma e di avversario, un personaggio con bassa forza ma con buona destrezza ha maggiore probabilità di lasciare il segno impugnando un’arma adatta.