Devlog: necessario reboot?
A quattro lunghi mesi dall’ultimo post, una riflessione sul significato di questo devlog e qualche nuovo cenno vitale riguardo allo stato di sviluppo del MUD sono opportuni.
L’approccio sbagliato
Prendendo ad esempio proprio l’ultimo articolo, contenente una serie di futuribili considerazioni sul combattimento, risulta evidente che l’introduzione di massimi sistemi prima che la loro fase progettuale venga realizzata e testata è scarsamente compatibile con un devlog che non voglia essere d’intralcio all’attività di sviluppo vero e proprio. “Soft commitment” e toni ipotetici si sono di fatto tradotti nel cercare di evitare quello che, in questa fase, sarebbe stato uno sviluppo più sensato delle relative meccaniche.
Senza addentrarmi in dettagli che saranno materiale per successivi post (sperabilmente tra giorni invece di mesi), ho di fatto gettato la spugna dopo vari tentativi di creare un sistema a turni fruibile per un gioco che, anche nei suoi aspetti PvE, vuole essere anzitutto multiplayer.
Specificare, spedire, descrivere
Mi dedicherò quindi, d’ora in avanti, quasi esclusivamente a descrivere il frutto dei recenti sforzi implementativi. Evitando invece di anteporre desiderata e divagazioni programmatiche alla stesura dei ben più utili documenti interni di sviluppo, al testing, e alla programmazione stessa.
Verso un combattimento funzionale
Qual è il frutto dello sviluppo degli ultimi mesi? L’urgenza di avere qualcosa di concreto per poi proseguire verso altre meccaniche mi ha spinto a ricercare uno stile già consolidato nel tempo, che risulterà familiare a molti.
Il combattimento procede a round automatici, in tempo reale, con messaggi che descrivono attacchi e difese attraverso verbi calibrati sull’intensità del colpo.
I messaggi di danno sono proporzionali alla salute massima del bersaglio e vengono così di seguito codificati.
Infine, il lavoro di “collegamento” alle varie stat e skill non è stato banale: ogni volta che un “tiro” sollecita un determinato parametro, il sistema ha la possibilità di allenarlo, attenendoci dunque al paradigma fondamentale di “apprendere tramite l’uso”.